Come essere costanti senza formule magiche

Come essere costanti, officina di biciclette

Per capire come essere costanti rubo quei concetti di produttività e di implementazione degli affari del mondo del capitalismo. Ma sia chiaro! Io li sfrutto, li tengo per un po’ a farmi compagnia e poi li getto nell’indifferenziata. Qualcosa rimane comunque, purtroppo, ma i vantaggi personali e spirituali accumulati diventano così evidenti che può valere la pena essere andati all’inferno per un momento. 

Come essere costanti quando si scrive? Questa è la mia bacheca di sughero, la mia scrivania, la mia agenda degli appunti, la mia officina. Se non avete capito questo è il mio metodo.

Ogni attività artistica non può prescindere dai numeri. Nella musica i numeri, i calcoli, sono onnipresenti. Nella pittura ci sono le proporzioni, le prospettive e quando pensiamo al disegno di un corpo umano eccoli di nuovo i numeri.

Se andiamo ad analizzare tutte le altrE arti (letteratura, cinema, teatro, architettura e scultura) troveremo, da qualche parte, a volte nascosti a volte in bella mostra altri numeri.

Non voglio iniziare un discorso filosofico/mistico sui numeri che ci circondano, che ci posseggono alcune volte, che spesso sono di grande conforto o ci offrono grandi delusioni. Voglio parlare dei numeri nel mio lavoro di scrittore e delle possibilità che mi offrono.

I numeri possono farti comprendere qualcosa che non riesci a vedere. I numeri posso farti capire come essere costante nella scrittura.

Dopo aver scritto la parola numeri 9 volte posso ritenermi soddisfatto e andare avanti.

Quando ho iniziato seriamente a scrivere (ognuno di noi sa bene qual è il momento preciso nella nostra storia) avevo difficoltà, come tutti del resto, ad essere costante. Il punto cruciale di questa particolare difficoltà non risiede né nella ricerca di contenuti né, tantomeno, nella creazione di racconti o manoscritti.

Il problema sta nel lavorare da solo.

L’auto-motivazione e soprattutto la lungimiranza sono elementi che nessuno ci insegna, i quali sono fondamentali per poter portare a termine un lungo lavoro come un libro, ma anche, perché no, un cavolo di racconto che può rimanere nel limbo dell’incompiutezza per molto tempo.

Evito di parlare, entrando nel dettaglio, di alcuni libri scritti da autori famosi o da insegnanti di scrittura. Dopo un po’ che si inizia a scrivere sul serio si ha la necessità fisica di confrontarsi con qualcuno e un libro che parla di scrittura è la “persona” più facile da reperire.

Io ho preso spunto da quei testi su molte cose. Ma volete sapere una fatto sconvolgente, un notizia di prima mano, fresca fresca e soprattutto incredibile?

Per quanto siamo tutti nella categoria esseri umani ognuno di noi è diverso.

Potete rivendervela, è gratis.

Ma non lo fate, per favore, sul serio.

Una volta che avevo buttato giù qualche racconto iniziai a scrivere un manoscritto (abbandonato dopo un centinaio di pagine) e mi sono reso conto che il modo in cui procedevo non andava bene. Ero frustrato, disorganizzato, scostante e quando non scrivevo pensavo solo ad una cosa:

  • Avrò fatto abbastanza oggi?

  • Quanto ci impiegherò a finire il racconto?

  • E il libro?

  • Ma devo concentrarmi su un solo progetto o posso dedicare del tempo anche per altro?

  • E gli esercizi?

  • Come faccio a capire se sto andando nella direzione giusta?

  • É meglio lavorare di mattina o di sera?

Insomma, le domande era troppe e non riuscivo a dare risposta a nessuno di questi quesiti. Io avevo bisogno di numeri, erigere delle statistiche e capire i miei passi, i miei errori e le mie soluzioni.

Allora ho creato questo semplice file.

File di statistiche
Per il potere di excel! La grande forza è con meeee!

Un file acerbo, in fase embrionale. Mi sono chiesto:

Che numeri devo vedere?

La risposta era semplice.

Il numero di parole (non battute).

Ho preso subito coscienza che dovevo quantificare il tempo che dedicavo alla scrittura, capire quante ore avevo bisogno per portare avanti un lavoro e comprendere il momento migliore per lavorare, anche perché sempre un altro lavoro facevo per portare a casa quattrini.

Ho aggiunto immediatamente il tempo di inizio e di fine lavoro traducendolo in minuti, questo per un mio vezzo compulsivo. La casella dove inserire che tipo di racconto o manoscritto o pagina di diario o quello che mi pareva, venne in automatico così come la data.  Ma c’era ancora qualcosa che non quadrava.

Come essere costante e, allo stesso tempo, rendersi conto della qualità dei testi solo con i numeri? Sono sempre una persona che mette al primo posto le parole. Scrivo perdio!

E allora ho aggiunta questa piccola ma fondamentale casella.

Si capisce? Non sono un tipo molto ordinato. Nel mio ordine c’è il caos.

Ho aggiunto, nella casella all’estrema destra, la dicitura commenti.

È uno spazio privato dove parlo di quello che ho appena scritto, delle difficoltà che incontrato o delle capriole che ho compiuto per fare tutto in una giornata (lavoro, famiglia, scrittura, casa etc.), degli umori che mi hanno accompagnato durante la mia sessione di scrittura, i dubbi sulle trame e i passi da compiere per andare avanti.

Cercavo di capire se la storia che stavo scrivendo aveva senso, ipotizzavo nuovi sviluppi, appuntavo delle idee o delle ricerche da fare, mi dedicato al vivisezione di un personaggio o qualsiasi altra cosa mi venisse in mente su quel testo.

A volte era un racconto breve o un racconto lungo, qualche volta delle pagine di diario, appunti su incipit o un personaggio, articoli su alcune opinioni, dei trattati personali privati sui miei racconti.

Insomma qualsiasi cosa scrivevo, anche una poesia, ne trascrivevo la data di creazione, l’ora di inizio e di fine con relativo minutaggio, il nome del lavoro e dulcis in fundo un commento su cosa avevo fatto, comprese le frustrazioni o le gioie.

Potrei sembrare un matto, lo riconosco. I numeri posso portare un po’ di scompenso nella vita di tutti i giorni se li si prende troppo sul serio. Fortunatamente alcune fisse passano.

Comportandomi così, ordinandomi di non tradire questo file, trovai in breve tempo il mio equilibrio, il mio modo di lavorare e di auto-motivarmi.

Avevo sempre degli standard elevati che imponevo a me stesso ma ben presto capii che dovevo essere indulgente. L’importante era scrivere e farlo sempre. Avrei con il tempo compreso altre importanti verità come la qualità dello scritto rapportata al miglior momento della giornata, il giorno di riposo, il distacco da un lavoro che porta frustrazione, l’orario in cui non è possibile lavorare.

Inoltre sono libero da qualsiasi vincoli in quello spazio ma mai dagli errori di grammatica. Quelli di pigrizia vanno benissimo.

Non ho schemi precisi, parlo di tutto e vado da una parte all’altra. Un flusso di coscienza, un diario tecnico, o un report sblusato.

In definitiva, come anticipato, non ci sono formule magiche per essere costanti. Il "come", però, potrebbe rivelarsi decisivo.

Vado a rileggere i commenti che scrivo? Raramente.

Un fatto importante che ho scoperto su me stesso è la capacità del mio cervello di ricordare molto meglio qualsiasi cosa solo se messa su carta. Perché non sfruttare questo trucchetto?

Quando ho terminato il mio primo manoscritto ero ancora indeciso su alcuni dettagli che solo io potevo risolvere. Sono andato a rileggere i moltissimi commenti che avevo scritto e mi sono stati molto utili.

Un libro è un processo lungo. Bisogna prendere appunti (a prescindere dai miei commenti sul file) per non incorrere in errori stupidi o perdere tempo a rileggere il testo precedente tra le tante cose, anche se alcune volte non c’è scampo a questa soluzione. In questi commenti però ho trovato motivazioni.

Non so se avete mai provato a scrivere una lettera al vostro se stesso del futuro. In quel caso potete capirmi.

Vale la pena “perdere” una mezz’oretta tutti i giorni a commentare il lavoro che si è appena svolto?

Direi di proprio di sì.

Questo articolo è uno spunto e quindi non voglio dilungarmi oltre.

Il mio metodo sul come essere costanti non è coperto da copyright.

Potete prenderlo se volete e si vi è d’aiuto. Modificatelo e se riuscite a farci dei soldi, senza essere disonesti, buon per voi!

Chi scrive con serietà avrà i suoi metodi, le sue fisse e i propri rituali e non credo che abbia bisogno di queste mie parole.
Possiamo discuterne, scambiarci consigli o metodi nuovi, alternativi. Ognuno sa come essere costanti, ma nessuno ne è mai certo fino in fondo.

Il mio non ha niente di innovativo. Scrivo su quello che scrivo.
Si potrebbe definire un diario in sostanza.

Che fare con tutti questi dati?

Se siete pazzi come me, potete controllare quante parole scrivete in una settimana o in mese o in un anno.
Potreste saper quantificare di quanto tempo avete bisogno per finire la prima bozza di un libro, sia calcolato in giorni di lavoro che in ore, addirittura in minuti.

Avrete la possibilità di rendervi conto se state scrivendo poco o tanto e del perché.

Vi potrebbero venire in mente nuove trame, nuovi strutture stilistiche, nuovi potenziali lavori che riguardano la scrittura. Vi potrebbe venir voglia anche di rendere pubblico questo vostro lavoro nel lavoro e vedere se cammina da solo.

Leggerete voi stessi in quelle righe e sarebbe un errore essere poco sinceri. 

Capirete di dovervi impegnarvi di più o di concentrarvi su un testo altrimenti non lo ne vedrete mai la fine.

Un giorno di riposo meritato salterà fuori e sarà immacolato e dorato.

Potrete sentirvi degli scrittori.

Esempio pratico e conclusioni - Come essere costante senza formule magiche

Ho affrontato questo argomento sul come essere costante nella scrittura un po’ all’acqua di rose.

C’è davvero un mondo sotterraneo gigantesco da dire al riguardo ma temo di essere troppo prolisso in questi articoli e non vorrei passare dal lato brutto della forza.

Quindi, proprio per non annoiare (e questa è una battuta sarcastica), volevo finire copiando un mio appunto, un commento lasciato su quel file, per farvi comprendere meglio cosa si può fare in quei frangenti, cioè qualsiasi cosa.

Mini Prologo

Il 28 febbraio era il termine ultimo per inviare un racconto per un concorso. La rivista che bandiva questo concorso era (è ancora) La Nuova Carne

Il racconto doveva essere ambientato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso e doveva essere irriverente, horror, weird, distopico, grottesco o almeno una di queste cose. (c’erano molti altri aggettivi ma non li ricordo tutti. Non me li sono scritti.)

Un progetto interessante.

L’avevo trovato per tempo ma fino agli inizi di febbraio non ero riuscito a farmi un’idea di quello che volevo creare. Arrivò un pensiero, arriva sempre, e lo buttai giù, di getto, dopo aver fatto una piccolissima ricerca storica.

Queste sono le due strisce del file di quei giorni.

FIle statistiche - come essere costanti
Le parti sottolineate in gialle sono l’esempio che voglio mostrarvi.
  • 01 febbraio 2021.
  • Parole 979. 
  • Titolo lavoro: La comune di Parigi – racconto.
  • (gli orari di inizio e di fine con estrapolazione dei minuti nel tempo sono sparito dopo aver compreso quello che quei numeri volevano dirmi)

“C’è un concorso. Il 28 febbraio è l’ultimo giorno per inviare il racconto. Sapevo di questa opportunità già da mesi ma solo oggi ho buttato giù qualche parola, mal connessa, mal messa, che non cammina senza che prima gli pianti sotto le zampe i ferri. Ma è già qualcosa non vi pare? Sempre ottimista te! Si può dire anche al contrario. Due fratelli che si dividono l’alto e il basso. Quello del basso, quello dell’humus va a farsi un giretto, più per dovere che per piacere. 

Una scappatella se la concederà forse. Lui è più etico di molte persone qui su questa dura terra lasciata alle superstizioni.

Lui è una superstizione se vogliamo. La leggenda si spegne nel momento in cui si può toccare il segno di suddetta festa pazza. La comune di Parigi. 30.000 morti (nel mezzo ci sono anche i prigionieri e gli esiliati) in una settimana. Per competere al guinness dei primati manca qualcosa. Mi verrà in mente ma nel caso in cui rimanga latitante dentro una grotta humare (sottoterra), vado avanti lo stesso. Chi me lo vieta?”

Parlo del racconto, parlo a me stesso, rido e scherzo. Cerco di capire, scrivendo, cosa va e cosa non va, le mie preoccupazioni sul tema e il racconto.

  • 02 febbraio 2021.
  • Parole 1871.
  • Titolo lavoro: La comune di Parigi – racconto.

“Racconto finito. Non mi fa impazzire e di storico c’è ben poco. Aspettiamo qualche giorno, magari migliora come il vino. Scherzo. Però non si sa mai che mi venga in mente qualche altra cosa. Voglio solo esercitarmi. Intanto procedo con cautela a gettarmi in pasto ai social. Sapevo che non mi sarei potuto esimere dal farlo ma speravo di procrastinare più a lungo. Sento la necessità di farmi leggere. E l’auto pubblicazione diventa solo a mio appannaggio e non esclude il resto. Scrivere, farmi ascoltare, pubblicare, senza il benestare di qualche pseudo esperto.”

In questo stralcio già sto parlando dell’idea di immischiarmi di nuovo nei social. Maturerà da lì a poco l’idea del blog. Quasi al termine della scadenza scrissi un altro racconto ma non ne ero sicuro, non ho avuto tempo di lasciarlo fermentare bene e infine è rimasto lì chiuso. Al concorso non ho partecipato ma questo, tutto sommato, non ha importanza.

Come essere costanti senza formule magiche. La magia la mettiamo noi!

Sono passato da palo in frasca, come sempre, partendo dal mio metodo per essere costanti nella scrittura e, così facendo, portare avanti i propri manoscritti o racconti e auto-motivarsi per i progetti futuri, per ritrovarci in mano un file che fomenta la scrittura e ci dà un quadro generale del nostro lavoro presente e futuro. E non solo.

Per esempio qualcosa su cui scrivere.

Le idee fluiscono da diverse parti. C’è chi fa passeggiate, chi va a correre, chi ha bisogno di un buona dormita. Questo schema spesso mi risolve le castagne dal fuoco. Capita di non avere idee o di essere stanco o poco motivato. Tutte scuse per non scrivere.

Alcuni libri si leggono meglio la mattina altri sono più godibili di notte. Lo stesso vale per la scrittura. Inutile incaponirsi in un lavoro se non si ha la giusta concentrazione. Allora che fare?

Una buona pagina di diario. Un opinione su qualche notizia. Una canzone o una poesia. Una bella recensione di un libro. Prendere una parola che non si conosce e creare una frase. Iniziare un nuovo racconto.

Avete altre scuse?

Sono troppo pieno e non me la date a bere.

E voi che metodi avete?
Avete avuto bisogno di motivarvi in qualche modo per essere costanti?
Preferite scrivere di mattina o di notte? Dopo i pasti?
Che scuse usate per non scrivere?

Commentate, gridate i vostri suggerimenti e le vostre esperienze personali, senza paura e con sincerità. 

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