Fiorirà l’aspidistra – George Orwell – Ad Recensionem

Fiorirà l'aspidistra - omologazione
Foto https://www.libero-arbitrio.it/

Fiorirà l’aspidistra

Seconda edizione 1980 Oscar Mondadori

Pagine 319

“«Lasciate che ve la metta qui, sul tavolo. Ecco! Rende la camera più intima e accogliente, non pare anche a voi?» Era un’aspidistra. Vederla gli dette una fitta al cuore. Perfino là, in quell’ultimo rifugio! Mi hai finalmente trovato, o mio nemico?”

Eric Arthur Blair per tutti George Orwell è uno scrittore prolifico che ha raggiunto notorietà solo alla fine della sua vita. La fattoria degli animali (Animal Farm) e qualche anno dopo 1984, sono i romanzi con cui viene ricordato maggiormente. Due pietre miliari per quanto riguarda un genere che fino a quel momento era ancora nel sottobosco della letteratura.

Ogni scrittore ha un percorso che potremmo immaginare come un’autostrada con diverse uscite.

Nella lastricata via di Orwell c’è il romanzo di cui mi accingo a parlare.

Aspidistra

fiorirà l'aspidistra
Foto https://www.aarp.org

Non tutti sanno cos’è un’aspidistra anche se dal titolo si capisce bene cos’è.

È una pianta ornamentale che forse abbiamo dentro casa o nei vicoli dei piccoli borghi, sempre all’ombra, appoggiata fuori la porta di casa. Robusta e adattabile in ogni clima e situazione è perfetta per resistere al duro clima inglese.

L’aspidistra è la metafora dell’omologazione delle persone verso una vita dedita al denaro, alla stabilità indotta dalla cultura vigente a quel tempo e all’imbruttirsi in un lavoro ingiusto o odiato portatore solo di soldi, molto spesso appena sufficienti per sopravvivere.

Fiorirà l’aspidistra?

I fiori, che crescono quasi a diretto contatto con la terra, non sono vistosi, spesso nascosti dal folto fogliame (per questo alcuni ritengono che non fiorisca mai), di colore porpora-brunastro, a volte con macchioline chiare, sbocciano in estate generando una bacca nerastra. -fonte Wikipedia-
“Fu in questo periodo che gli capitò tra le mani “The Ragged Trousered Philanthropists“ e lesse del falegname affamato che impegna tutto, ma non si stacca dalla sua aspidistra. L’aspidistra divenne da allora una specie di simbolo per Gordon. L’aspidistra, fiore d’Inghilterra!”

Nel suo modo di vedere il mondo, l’uomo non può sottrarsi dall’avere un’aspidistra in casa. Per quanto si possa comprendere il lato sbagliato dell’avere un’aspidistra non se ne può fare a meno.

Rimanere calmi, sottomessi e continuare ad andare avanti, anche se senza futuro.

“Dovrebbe essere sul nostro stemma, invece del leone e dell’unicorno. Non scoppieranno rivoluzioni in Inghilterra finché ci saranno aspidistre alle finestre.”

Di botanica, in questo romanzo, ce ne è molto poca, potrei anche dire che è totalmente assente (punti di vista).

L’omologazione dell’essere umano perpetra la discriminazione economica, vigente da quando esiste una valuta di scambio.

Quattrini

Ghinea d'oro - Foto http://www.ilgiornaledellanumismatica.it

“Ecco che cosa significava adorare il dio quattrino! Sistemarsi, Far Bene, vendere l’anima per una villa e una aspidistra! Diventare il tipico serpentello con la bombetta – l’“ometto” di Strube – il cittadinuzzo docile che rincasa alle diciotto e quindici, ogni sera, per consumare una cena a base di pasticcio di carne alla campagnola e di pere sciroppate in scatola, ascoltare per una mezz’oretta alla radio il concerto sinfonico della B.B.C. e infine, forse, un po’ di leciti rapporti sessuali, sempre che la moglie “si senta in vena!”” - Fiorirà l'aspidistra -

I quattrini, i soldi, il denaro e il danaro, il cash, moneta sonante, il frusciante, i fiorini e i lingotti, il contante, bezzi, conquibus, pecunia, grana, svanzica, banconote, spiccioli, liquido, moneta, valuta, ricchezza, patrimonio, averi, capitale, fondi, finanze, risparmi, rendita, sovvenzioni, change, dobloni, carta moneta, i verdoni e… non me ne vengono altri di nomi. Accantoniamo i vari dialetti e gli altri idiomi altrimenti non se ne esce.

Però, vista la traduzione del denaro in quattrini nel testo, ho cercato la sua traduzione (anche se avrei dovuto leggere il romanzo in inglese per vedere la parola che Orwell usava).

Mi sono accontentato di shekels. Mi piace. Dubitate delle imitazioni.

Mi sono accontentato di "shekels". Dubitate delle imitazioni.

Il romanzo è incentrato su questo sporco concetto. Fiorirà l’aspidistra è uscito nel 1936. È il quarto romanzo e non è il primo che parla del rapporto tra soldi e società.

“Avevano accettato la morale legata al denaro e quella morale li aveva condannati a morte. Non avevano mai avuto il buon senso di recalcitrare, di reagire, lasciandosi vivere, semplicemente, quattrini o non quattrini, come fanno i ceti inferiori. Come hanno ragione i poveri diavoli! Tanto di cappello al garzone di fabbrica che con quattro pence al mondo mette la sua ragazza in stato interessante!”

Orwell spazia su questo argomento usando Gordon (il protagonista) come ventriloquo, vomitando il suo dissenso verso una società basata sulla posizione sociale dovuta ai quattrini.

“Quell’onniscienza deleteria! Quella raffinatezza nociva, occhialuta! E tutti i quattrini che tale raffinatezza sottintende! Perché, dopo tutto, che cosa si nasconde dietro di essa se non dei quattrini? Quattrini per il genere adatto di istruzione, quattrini per avere amici influenti, quattrini per vivere bene e in pace, quattrini per viaggetti in Italia. I quattrini scrivono libri, i quattrini li vendono. Non darmi la rettitudine e la carità, Signore, dammi quattrini, soltanto quattrini”

La sua personale guerra contro i quattrini inizia immediatamente. Forse diamo per scontato il sistema economico attualmente in corso, dando quindi ai soldi un valore al pari di un credo religioso o di un bisogno fisico impellente. In fondo senza la grana non si può fare nulla. Ottant’anni or sono il sistema era nuovo di pacca. Più facevi soldi più potevi fare, potevi essere. Però c’era ancora una piccola possibilità di non abboccare a quel nuovo e precursore mondo cinico.

“«L’errore che tu commetti, vedi, sta nel credere che si possa vivere in una società corrotta senza corrompersi. Dopo tutto, che cosa ottieni, rifiutando di guadagnar quattrini? Tu stai cercando di comportarti come se si potesse restare direttamente al di fuori del nostro sistema economico. Ma non si può. Bisogna cambiare il sistema, o non si cambierà nulla.»”

I ragionamenti su cui Gordon si districa sono molto spesso contrastanti. Il concetto di danaro ti entra in testa, si insinua nella psiche. Si viene educati per fare soldi, servire i soldi, spendere soldi.

“Non si trattava semplicemente della mancanza di quattrini. Ma piuttosto del fatto che, pur non avendo quattrini, continuavano ancora a vivere mentalmente nel mondo dei soldi, quel mondo in cui il denaro è virtù e la povertà delitto.”

Provare ad uscire da quel tipo di labirinto è un atto coraggioso. È difficile tener fede ad un proposito del genere.

“Capì, quasi fosse una scoperta nuovissima, che non ti sottrai al denaro semplicemente facendone a meno. Anzi, sei disperatamente schiavo del denaro fino a quando non ne abbia a sufficienza da vivere”

Anche se fosse un sentimento così puro, come un’idea, come la fede, come la propria integrità, sarebbe difficile scommetterci sopra senza preventivare una quasi sicura perdita.

“Aveva la sensazione che se si disprezzava sinceramente, genuinamente il denaro, si poteva continuare a tirare avanti in qualche modo, come gli uccelli dell’aria. Dimenticava che gli uccelli dell’aria non hanno da pagare il fitto d’una camera.”

Scrittura

Gordon è un poeta, uno scrittore di poesie. Orwell, prendendo con molta probabilità a grosse manicciate dalla sua vita, ci mostra un spezzato della vita di uno scrittore.

È proprio in questi tipi di romanzi che si può trovare acqua fresca e idratante per chi, come me, cerca di fare della scrittura la sua unica ragione di vita, il suo “mestiere”, se così vogliamo intenderlo sempre sotto un discorso prettamente sociale, di omologazione direi, con un contorno di quattrini al forno.

Una pozza d’acqua potabile.

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“…momenti in cui egli “non poteva” lavorare si facevano sempre più frequenti. Fra tutti i tipi dell’essere umano, soltanto l’artista si assume la responsabilità di dire che “non può” lavorare. Ma è verissimo; ci sono momenti in cui non si può lavorare.”

Fiorirà l’aspidistra non ci disseterà completamente e non ci farà diventare scrittori (per essere tali bisogna essere pubblicati e quindi guadagnare altrimenti non ci si può definire scrittori, dico bene?).

Ma ci potrà far riflettere su cosa significa provare ad entrare in questo mondo, non più etico di molti altri. Creare quattrini anche dalla scrittura altrimenti che senso ha scrivere?

“Quanto a Julia, i versi del fratello non avevano mai avuto per lei la minima importanza. “Non vedo che senso abbia scrivere, se non rende un soldo“, era quanto aveva sempre detto.”

Si torna sempre agli shekels. Si batte il ferro anche se è talmente caldo che si potrebbe spezzare o smussare. Senza denari tutto diventa più difficile. Fare pecunia con la scrittura sembra un controsenso poiché, molto spesso, lo si fa quando si ha già denaro. Scrivere senza un soldo diventa estremamente complicato e fiaccante.
Ed ecco la soluzione:

Fare un altro lavoro.

Ma la soluzione porta grane (e non grana). Tenere in piedi due situazioni importanti per motivi agli antipodi, fa vacillare, porta incertezza e frustrazione. Meglio una cosa fatta bene che dieci fatte male.

È proprio vero. Beato chi se ne può permettere solo una.

“Che gli convenisse lavorare un po’, ora? Doveva lavorare, naturalmente. Si odiava sempre, poi, dopo avere sciupato tutta una sera. A malincuore, spinse la sedia verso il tavolo. Gli costava uno sforzo perfino rimuovere quel terribile ammasso di carte.”

Si parte da un discorso già abbastanza avanzato. Un uomo sotto i trent’anni, che fa due lavori di cui uno è non remunerato ed anche incerto. Se vogliamo parlare anche di studio, cultura e il continuo alimentare questa propensione del sapere allora torniamo sempre all’origine: i quattrini.

Una persona che non aveva denaro non poteva permettersi nemmeno di avvicinarsi alla cultura. Via la scuola, via i pensieri, via l’istruzione.

“Quattrini e cultura! In un paese come l’Inghilterra senza denari non puoi essere un uomo colto più di quanto tu possa esser membro del Cavalry Club.”

Rendiamo grazie per vivere in questa epoca, per ora. Più o meno tutti hanno la possibilità di poter accedere alla scuola per poter imparare i rudimenti base. Poi è ovvio! Per continuare devi avere i soldi, sempre e solo i soldi. Abbiamo solo una possibilità in più, una soltanto.

Pian piano mi sto trasformando in Gordon. Sulla mia scrivania è apparsa or ora un’aspidistra!

Parole

Mai mi era capitato di leggere un libro pieno di parole che non conoscevo o che usavo ben poco. Riallacciandomi alla scrittura, questo romanzo offre molti vocaboli nuovi, già sentiti ma mai approfonditi a dovere. Conoscere il significato delle parole e saperle usare, anche semplicemente in una conversazione, può elevare il pensiero, facendoci avvicinare alla comprensione della nostra esistenza con il semplice fatto di poter scambiarci idee sempre più elevate.

La razza umana ha fatto il più grosso passo in avanti nella sua evoluzione quando ha inventato il linguaggio.

Chi scrive sa cosa tutto questo significa o per lo meno lo vede prima degli altri.

...che emette gemiti insistenti, o che ha l’abitudine di gemere, di lamentarsi; piagnucoloso.
“Fuori, tutto era squallido, invernale. Un tram, come un rauco cigno d’acciaio, scivolò gemebondo sull’acciottolato, e sulla sua scia il vento spazzò un residuo di foglie calpestate.” -Fiorirà l'aspidistra-
...che ha o dimostra mancanza d’intelligenza, di prontezza, d’intuito.
...che è costituito da mucillagine, che ha i caratteri, soprattutto la consistenza densa e vischiosa, della mucillagine.
“In quel momento detestava tutti i volumi, e i romanzi in modo particolare. Era orribile pensare a tutto quel ciarpame mucillaginoso, stolido, ammassato tutto in un solo posto. Un vero pasticcio, un pasticcio di sugna.” -Fiorirà l'aspidistra-
...fremere rumorosamente, com’è proprio delle bandiere, delle vele o di altri drappi quando sono agitati dal vento/ Emettere garriti/ Riferito a persona, rimproverare con voce stridula
“…un nastro di carta garriva a tratti come una minuscola fiamma ammiraglia.” -Fiorirà l'aspidistra-
...in senso ampio, chi, abbandonando la vita attiva e il consorzio degli uomini, si ritira in solitudine per dedicarsi alla preghiera e alla vita ascetica
“Ma ancora, non era il desiderio di “scrivere” il suo vero motivo. Uscire dal mondo del denaro, ecco che cosa voleva. Vagamente aspirava a una specie di esistenza totalmente priva di denaro, anacoretica.” -Fiorirà l'aspidistra-
...non più in uso, uscito dall’uso.
“…non si poteva guardare le sue vecchie case decrepite, arretrate rispetto alla strada fra umidi giardinetti sotto le piante annose, senza che un’atmosfera di “cultura” desueta vi avviluppasse.” -Fiorirà l'aspidistra-
…chi ha il vizio del bere (è più che bevitore, meno che ubriacone)
“« Vi appiopperebbe un mese di carcere senza diritto di opzione per una multa, il giudice Walker. Ce l’ha a morte coi beoni, lui: è un astemio assoluto.»”-Fiorirà l'aspidistra-
Carcere (o cellulare), carcere in cui i detenuti sono segregati ciascuno in una cella; anche il carrozzone, diviso in scompartimenti, per il trasporto dei detenuti.
“«Tira fuori l’imputato e fallo lavare. Il cellulare parte alle nove e mezzo.»” -Fiorirà l'aspidistra-
Tipo di occhiali senza stanghette, in uso nell’Ottocento e nel primo Novecento, in cui le due lenti erano unite da una molla che le teneva ferme sul naso, stringendolo da una parte e dall’altra (detto anche, con termine italiano, occhiali a molla)
“Gordon poteva sentire il pincenez della giovane laureata penetrargli come un succhiello nella nuca da lontano, cercando di capire dal suo comportamento se egli realmente cercasse dati e cognizioni utili, o semplicemente andasse racimolando qua e là elementi osceni.”

Libri

In questo piccolo romanzo Orwell ne ha per tutti.

“Le opere religiose si vendono sempre, a condizione che siano mollicce e sentimentali a sufficienza.”

Ogni Era ha il suo libro. Oggi è il momento delle autobiografie, dei libri degli Influencer che spesso sono autobiografie e saggi scientifici sul nulla cosmico. Se hai seguito, se sei un personaggio pubblico, ti pubblicano con la facilità di un calcio di rigore a porta vuota. Quattrini assicurati. Ça va sans dire.

“Saggi sofisticati, presuntuosi su pittori e poeti sicuri dovuti alla penna di quei giovani animali danarosi che scivolano con tanta grazia da Eton a Cambridge e da Cambridge alle riviste letterarie.”

Il quattrino dappertutto e non senza una logica precisa. Possiamo dire che oggi è tanto diverso?

Buttare tutto quanto dentro lo stesso calderone è un errore. Mi sento di sperare che ci sia ancora qualcuno che, oltre ai soldi, veda e apprezzi l’opera, a prescindere se ci gira la svanzica. Idem per le riviste letterarie. Molte di loro lo fanno solo per passione, per promuovere la cultura, la scrittura, la lettura e vanno tutelate leggendole. (la maggior parte sono gratis!)

Ho parlato di un paio di riviste letterarie online. Dateci un’occhiata.

Rivista Waste, una rivista da buttare – Una rivista alla volta

Rivista Spore, contaminazioni fantastiche – Una rivista alla volta

““Comprami! Comprami!“ sembrava che dicessero. Romanzi freschi di stampa – spose ancora intatte, bramose del tagliacarte che le deflorasse – e copie “con preghiera di recensione”, come vedove giovanili, ancora in sboccio anche se non più vergini, e qua e là, a gruppi di mezza dozzina, quelle patetiche zitelle, le “rimanenze”, ancor vigili fiduciosamente della loro verginità così a lungo preservata.”

Il grande problema della lettura che inevitabilmente compromette anche noi che scriviamo. Molti libri rimangono fermi sullo scaffale a morire e quindi gli editori cercano l’opera che più si avvicini a quelle che si vendono bene. Adesso come adesso non me ne cruccio più di tanto:

le librerie sono lo specchio della società, ahimè.

“Fuochi d’artificio piuttosto bagnati, questi. Astri morti sopra, fuochi artificiali bagnati sotto. Riavremo mai uno scrittore che valga la pena di leggere? Ma Lawrence non faceva una grinza e Joyce era ancor meglio, prima di perdere la sinderesi. E se mai avessimo uno scrittore degno di essere letto, riusciremmo a riconoscerlo quando lo vedessimo, soffocati come siamo da tanto ciarpame?”

Prima c’era il ciarpame? Davvero? E nel 2021 che dovremmo dire? Per trovare qualcosa di decente non basta andare in libreria. C’è ciarpame da tutti i lati, sui cigli delle strade, davanti al portone di casa e dei libri non importa niente a nessuno.

I m2 di uno spazio di vendita devono essere produttivi (fare quattrini). Immaginiamo di avere in una libreria cinque libri. Tre di questi si vendono alla grande, uno pochissimo e l’altro 0.

Che si fa?

Quello che non vende si toglie, a quello che vende pochissimo si riduce lo spazio espositivo e per gli altri tre libri che si vendono tantissimo si raddoppia, triplica, quadruplica lo spazio. Semplice.

Funziona così nei supermercati, nei negozi di vendita al dettaglio, nella pubblicità, dappertutto.

Perché dovrebbe essere diverso con i libri?

Nelle sale cinematografiche più piccine non è la stessa cosa?

Le conseguenze che questa meschina legge di mercato comporta le lascio a voi.

Aggiungo solo che il mercato si configura in base ai consumatori.

Ripetizioni

“«Sì, da un pezzo. E tu?» «Ah, sì, anch’io. Certo!» Erano le otto e venti e Gordon non aveva più mangiato da mezzogiorno. Nemmeno Ravelston aveva mangiato. Gordon non sapeva che Ravelston avesse fame, ma Ravelston sapeva che Gordon era affamato e Gordon sapeva che Ravelston lo sapeva. Tuttavia, ognuno aveva le sue buone ragioni per fingere di non aver fame. Ben di rado o mai consumavano i pasti insieme.”

Trovo questi periodi divertenti ed elettrizzanti. In un romanzo molto cupo queste frasi fanno ridere, riflettere e danno al testo un dimensione molto personale.

“Ma crescendo egli finì per diventare, non meno irragionevole, esattamente, ma irragionevole in modo diverso.”

La ripetizione non è sempre un male. Se usata bene vale molto di più di una diversificazione delle parole. I concetti complicati esigono ripetizioni per essere compresi.

Linguaggio

fiorirà l'aspidistra - linguaggio
Photo by Jr Korpa on Unsplash

I suoni onomatopeici sono come i cacciavite dentro la cassetta degli attrezzi. Non devono mancare mai. Nei romanzi il linguaggio dei personaggi e la loro diversificazione sono essenziali. Questa regola serve per capire che in questo caso non ci sono regole.

Nei dialoghi è importante mescolare questi due fatti per dare veridicità ad un storia che è in fondo inventata. Ci sono molti scrittori che cercano di far comprendere il modo di parlare del personaggio o le sue abitudini con questi modi di scrivere che potrebbe risultare brutti a vedere ma che funzionano, oh si!

Palahniuk ne parla chiaramente nel suo libro sulla scrittura "Tieni presente che", oltre ad usare, nei suoi scritti, qualsiasi tipo di parola possibile immaginabile che spieghi un suono o un rumore.

Stephen King usa di tutto. Cartelloni pubblicitari, scritte sui muri, cartelli dentro i negozi, suoni per tossire, per applaudire, per scopare.

Ma non sono gli unici. Anche Orwell entra, a mio avviso, in questa “piccola” crew.

“«Buongiorno. In che posso servirvi? Desiderate forse qualche libro in particolare?» «Oh, no, non pvopvio.» La tipica voce da efebo, con tanto di “r” blesa. «Potvei fovse dave un’occhiatina intovno? Non ho pvopvio saputo vesisteve davanti alla vostva vetvina, sapete. Le libvevie esevcitano un fascino incvedibile su di me, sapete. E così sono entvato quasi senza accovgevmi!»”

Poteva far comprendere al lettore che quel personaggio avesse la “r” moscia e scrivere il dialogo normalmente. Sarebbe stato più facile ma non così d’impatto.

Fiorirà l’aspidistra inizia con l’elenco di tutte le pubblicità affisse sui cartelloni di Londra che Gordon riesce a vedere.

“Si vedeva l’immagine di una famigliola terribilmente eupeptica, dai volti sorridenti, grassi e rosei come prosciutto cotto, seduta a tavola; e sotto, in lettere clamorose: “Perché sì scarni e pallidi. La notte non dormite? Suvvia, non siate scettici… La Bovex sorbite!””

La traduzione non rende appieno ma ce lo facciamo andar bene.

Orwell non bada a spese. Usa diverse parole francesi, qualche frase latina e cultura generale di quel tempo. L’argomento del manoscritto non è dei più felici ma va benone e usa questi espedienti per dare colore e vivacità al romanzo.

Capitalismo e Socialismo

Ho lasciato questa parte per ultima per i più stoici, arrivati nel fondo del barile.

Orwell si incazza come un caimano (non ho mai visto un caimano figurarsi uno arrabbiato ma credo che debba fare molta paura) con il capitalismo.

“Molto prima della stragrande maggioranza dei suoi simili, aveva intuito che TUTTO il commercio moderno è un imbroglio. Cosa strana, erano state le pubblicità nelle stazioni della metropolitana che gli avevano aperto gli occhi. Egli era ben lungi dall’immaginare allora, come dicono i biografi, che egli stesso avrebbe avuto un giorno un posto in una ditta di pubblicità. Ma c’era di più nella scoperta del semplice fatto che ogni commercio è una truffa. Ciò di cui si rese conto, e sempre più chiaramente col passar del tempo, fu che il culto del denaro è stato elevato a religione. Forse è la sola vera religione – la sola religione veramente “sentita” – che ci sia rimasta. Il denaro è ormai ciò che Dio soleva essere. Bene o male non hanno più significato se non nel senso di successo o fallimento.”
Photo by fikry anshor on Unsplash
  1. Ottantacinque anni dopo la sinfonia è sempre la stessa, forse è peggiorata.

Fate un sondaggio. Scegliete dieci persone e chiedetegli se direbbero, scriverebbero o pubblicizzerebbero qualcosa in cui non credono per soldi.

Prendete il numero delle persone che lo farebbero e provate ad immaginare quante persone al mondo, in media, si comporterebbero così. La lingua più parlata al mondo è il mandarino. Il cristianesimo è la religione più professata al mondo.

L’ideologia che accomuna tutto il mondo è quella che Orwell non fa che ripetere in Fiorirà L’aspidistra: i quattrini.

La pubblicità è la sua chiesa.

“Non c’era nessuno tra i suoi dipendenti che non si rendesse perfettamente conto di come la pubblicità sia la truffa più sudicia che il capitalismo abbia finora perpetrato.”

Omaggio alla Catalogna verrà qualche anno dopo (1938) ma già in questo romanzo Orwell scalda i propri motori. La sua esperienza in Spagna al fronte, come tanti intellettuali di quei tempi, disegnata egregiamente in Omaggio alla Catalogna, spiega bene le varie ipocrisie delle ideologie politiche di quei tempi (che sfociarono in un periodo storico brutto e spietato). Il socialismo è l’idea politica più in voga in quel momento, come lo sarebbe stato il fascismo qualche anno dopo e il comunismo subito dopo la seconda guerra mondiale.

Ma cos’è il socialismo?

Solo un sofista può dirlo. Ma per Orwell è semplice, come è semplice il perché non lo vuole.

“«C’è una sola obiezione al socialismo, ed è che nessuno lo vuole.» «Oh, ma che assurdità è questa!» «O, per meglio dire, non c’è nessuno che possa vedere che cosa sia realmente il socialismo.» «Ma, secondo te, che cosa vorrebbe dire il socialismo?» «Oh! qualcosa di molto simile al “Mondo nuovo” di Huxley; ma non così divertente. Quattro ore al giorno in qualche stabilimento modello, ad avvitare il bullone numero 6003. Razioni servite in fogli di carta sterile nella cucina collettiva. Passeggiate collettive dall’Ostello Marx all’Ostello Lenin. Cliniche per il libero aborto in tutti gli angoli. Tutto molto bello, a suo modo; ma noi non lo vogliamo.»”

E per tutte le epoche ogni ideologia è abbracciata dai giovani, che pensano sia la migliore idea in quel momento. I bambini sono il futuro… distopico. E ahimè non ne hanno colpa alcuna.

“Ogni ragazzo intelligente di sedici anni è socialista. A quell’età non ci si avvede dell’uncino che spunta dall’esca massiccia.”

Conclusioni

Fiorirà l’aspidistra è un grido disperato contro i quattrini, contro la povertà come difetto di una classe sociale, contro la frode del capitalismo.

Orwell però sa che la sua disperazione può cessare solo in un modo.

Il libro si legge con piacere e il suo modo di scrivere e suoi espedienti trasformano una trama semplice in qualcosa di incisivo, filosofico direi. Ma non è facile e può trascinare alla disperazione.

Tra l’altro questa cosa della disperazione l’ho già detta per Hemingway e per Celine. Forse è meglio cambiare un po’ genere, ogni tanto.

Occhio a leggerlo nelle ore pomeridiane e la notte. Consigliato alla mattina, quando ancora la giornata ha delle possibilità di ripresa.

Come sempre la storia si ripete. Cambiando qualche data, qualche nome, e qualche vestito (magari al posto dell’aspidistra ci mettiamo un bella ortensia, anche se d’inverno si secca) è facile perdere la cognizione del tempo e sentirsi un po’ a casa o in prigione.

La decadenza incontrovertibile iniziata forse anche prima di Orwell è peggiorata e continua ad andare avanti come l’entropia.

“Gordon li seguì con lo sguardo. Essi erano soltanto cascami, sottoprodotti. I rifiuti del dio denaro. Per tutta Londra, a decine di migliaia, si trascinavano vecchie bestie come loro; striscianti come scarafaggi luridi verso la tomba. Spinse lo sguardo su e giù per la strada priva di grazia. E in quel momento gli parve che in una strada come quella, in una città come quella, ogni vita che vi si vive debba essere senza significato e intollerabile. Il senso di disintegrazione, di decadenza, endemico del nostro tempo, divenne incombente.”

Abbiamo sempre un’arma pronta a far fuoco. Il nostro pensiero.

Sempre boicottato da noi stessi, come se pensare facesse venire il cancro. Tanto una grattatina ce la diamo lo stesso, dico bene?

Fiorirà l’aspidistra va dritto al punto focale dell’era moderna. È uno dei suoi passi verso il suo più grande capolavoro. La preparazione a quello che scriverà, premonizione di un mondo ormai non più lontano, la base di molte altre storie. Speriamo che come storie rimangano tali.

“…in pratica, chiunque avesse un minimo di cervello era per il momento un rivoluzionario. Frattanto, gli anziani – quelli che avevano superato la sessantina, diciamo correvano in circolo come galline, berciando di protesta contro le “idee sovversive”.”

La mia ad recensionem che significa recensione ma è un non recensione è finita. Se volete conoscere la trama del libro cercare “Fiorirà l’aspidistra recensione” sul web.

Intanto che cercate la recensione o prima di mettervi a leggere il romanzo, cosa ne pensate?

  • Credete anche voi che uno scrittore possa avere sempre nella testa il medesimo argomento?
  • Gradite espedienti “particolari” per caratterizzare un personaggio?
  • I suoni onomatopeici rientrano nel vostro “dizionario personale”?
  • Quanto valgono per voi i quattrini?

P.S. Le foto che ho inserito nell’articolo non sono una mia proprietà. Ho citato le fonti e ho inserito i link dei siti.

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