Perché scrivo?

Per togliermi dal corpo cellule morte, non era ovvio?

Perché scrivo dunque? (ripetizione frase solo per te, amico o nemico SEO)

Scrivere i motivi per cui si scrive è di solito un esercizio che viene dato duranti corsi di scrittura creativa. Non ho mai partecipato a questi corsi, per ora. Quando avevo soldi non avevo tempo e consapevolezza di volerlo fare. Invece quando avevo il tempo non avevo soldi.

Ho ripiegato sui libri, la mia unica ragione di vita. Carver, King, Cotroneo, Palahniuk, Cerami, Kundera, Calvino, sono gli autori a cui sono potuto accedere in un modo o nell’altro.

Il messaggio che mi è arrivato leggendo alcuni di questi testi sembra affermare che se non pensi al motivo per cui scrivi, non puoi scrivere, seriamente.

Non me ne vogliano gli autori e se hanno da ridire qualcosa sarei ben contento di parlarci e di conoscerli!

Tutti possono vergare il foglio con parole ma per creare qualcosa che possa essere letto bisogna impegnarsi. Dedicare tempo e fatica. Crearsi un proprio metodo. Scrivere tutti i giorni e leggere sempre e ovunque. Perchè altrimenti non si impara, non ci si migliora e si tende a procrastinare, a volte per paura a volte perché la vita ti intasa di impegni che non sempre vogliamo ma che ci tornano utili per, appunto, temporeggiare il momento di sedersi davanti al foglio (ormai divenuto un programmo di scrittura). Chi lo dice che non si può scrivere e basta? Ma più importante, quali sono le ambizioni di una persona che scrive? Bisogna averle per forza?

Riassuntino veloce. Niente cercate scorciatoie. Sempre meglio vedere con i proprio occhi.

Getto dal finestrino questa cartaccia appena scritta non perché in essa ci sia una litania infernale pronta ad impossessarsi del mio corpo. C’è qualcosa di vero e qualcosa di falso, nella mia realtà, sia ben chiaro. Nello stesso istante che formulo questo pensiero mi rendo conto di aver dato una parte di risposta alla domanda perché scrivo.

1 Scrivere i motivi del perché si scrive.

E mi ritrovo al punto di partenza.

Ho riletto quella mia paginetta sul perché scrivo. Sì, i compiti a casa li ho svolti! L’ho fatto giusto poco fa, prima di scrivere questo articolo, dopo aver fatto, di nuovo, questo esame di coscienza. Perché, in sostanza, di questo si tratta.

Come un manager di una  catena di negozi al dettaglio, ho stilato una lista. Dopodiché, ad ogni punto tracciato, ho affibbiato un numero creando così delle priorità, un ordine d’importanza, per continuare il gergo commerciale, ponendomi la seguente domanda:

Di questi motivi, qual è il più importante? Quale va su podio?

Così facendo mi sono ritrovato a comprendere il vero motivo del perché scrivo. Ma sarà davvero “quello” il vero motivo o sto mentendo a me stesso? E qui casca l’asino, che fa un rumore più assordante di un edificio che crolla.

2 Lista leggera come l’aria.

La foto è solo un modo per spezzare le parole. (È una pessima foto, me ne rendo conto.) Mi vergognerei a inserirla se non sapessi, a priori, che è di difficile comprensione. (Ma non fatevi ingannare. È italiano.)

Tra l’altro anche questa è una bugia. Scrivere questo articolo significa che ho già fatto i conti con la vergogna e la paura del rifiuto. Ed ecco una lista, leggibile e soprattutto ordinata.

 

  • Perché amo leggere.
  • Creare mondi e storie.
  • Comprendersi.
  • Sfogarsi.
  • Evadere dalla realtà.
  • Mettermi alla prova.
  • Per imparare cose nuove.
  • Conoscere altre persone.
  • Per far leggere i miei testi.

A questo punto sono confuso anch’io.

Perché criticare questo esercizio se poi è così utile?

Chiunque potrebbe dirmi: “A che serve farlo? Non ci pensi al perché fai delle determinate cose?”

E voi ci pensate al perché compiete determinate azioni?

Quando mi sono ritrovato a scrivere le mie personali motivazioni di mettermi davanti ad un programma di scrittura per tracciare una storia, una poesia, una canzone, una pagine di diario, un saggio (fermatemi vi prego, anche perché ho finito gli argomenti), pensavo semplicemente ad una cosa:

Perchè scrivo? Mi piace farlo.

Ma poi ho scritto altro.

Ho pensato a quando ero un sbarbato ragazzino e al percorso che ho dovuto fare per arrivare a capire questa cosa. In fondo, in quella lista lassù, non ci sono i motivi per cui io scrivo. Quello non è nient’altro che il percorso che ho fatto per arrivare a capire una semplice cosa, che mi porta, dopo anni in cui ho vissuto solo nel mondo fisico (contrapposto al mondo virtuale) e dove purtroppo nessuno ti caga se non hai una faccia come il culo e un’autostima grande come la cattedrale di Orvieto, a gettarmi nelle fauci del web. Iniziando, con questo articolo, (che forse non sarà il primo in assoluto e verrà letto postumo alla mia entrata in rete) a far leggere quello che scrivo. L’ultimo punto non è nient’altro che l’arrivo, la principale ossessione, la conclusione che ho raggiunto con tanta fatica.

Perchè scrivo? Per far leggere i miei testi.

È questo il motivo principale. Ma solo dopo anni di scrittura casalinga, rivolta solo alla mia povera ragazza che ha dovuto sopportarmi, sono riuscito a comprenderlo.

Tutti gli altri punti che compaiono nell’elenco non è che li ho dimenticati o lanciati da un cavalcavia. (Tranquilli, sono leggeri come l’aria)

Quei punti sono la base solida della mia vita e grazie a quei motivi che ho fatto il passo in più. Difficile da credere anni or sono che mi sarei esposto aumentando, anche solo impercettibilmente, la mia autostima.

È tutto qui? Perché voglio che altre persone leggano i miei scritti? Che me ne viene?

3 Finale banale sul perché scrivo

Prima una digressione

Scrivere è un’articolazione raffinata del pensare - Stephen King

"On writing - Autobiografia di un mestiere"

Andava citato, va letto.

Se lo avete già rileggetelo e rileggetelo ancora e ancora una volta soprattutto quando tutto va storto, quando non vi sembra che è troppo difficile, quando quel giorno non imboccate una frase giusta, quando tutti vi vanno contro.

L’ho letto quattro volte e non credo che mi fermerò. Da tenerlo sul comodino.

Oltretutto c’è un immensa lista di libri da leggere. Poi c’è sempre Wikipedia che rovina tutto e te li elenca al millimetro. Scorciatoia o aiuto?

Di recensioni ce ne sono a secchiate sul web. Le trovate anche sui muri sotto forma di macchia di vernice gettata con noncuranza. Non sto qui a parlarvene. Le informazioni e i commenti si reperiscono con facilità. Poi, magari, un giorno, chissà, potrei cambiare idea.

Sotto ci sono alcune edizioni. Su ogni libro King inserisce sempre un proprio commento, un aneddoto. Nelle nuove ristampe aggiunge qualcosa e toglie altro. In Blaze per esempio, (comprato usato) ho trovato un breve prologo/commento di King e un piccolo racconto alla fine del romanzo. Spesso nei vecchi libri si celano della chicche e Stephen King, soprattutto per chi scrive, regala interessanti spunti di riflessione.

Dell’ultimo link non sono riuscito a capire la data di uscita. Potrebbe essere l’edizione del 2001

Fine digressione

Non ho parlato, se non ne la primissima parte, né dell’obbligatorio impegno che occorre per poter progredire né di talento, tantomeno della lettura e dello studio.

Quando si inizia un nuovo lavoro, qualsiasi esso sia, non è naturale dover imparare le basi e poi, a poco a poco, conoscere a fondo i dettagli per, infine, poter diventare autonomi in quel campo e portare a casa dei risultati?

C’è bisogno di talento per lavorare? Magari chi ce l’ha fa meno fatica, diventa esperto prima. Ma chi si impegna viene sempre ripagato, questo è garantito. E se non viene riconosciuto l’impegno, rimane qualcosa di molto importante dentro di noi che vale assai di più dell’opinione delle gente.

Ognuno poi si riguardi il proprio elenco e capisca se il gioco vale la candela. Fatevi questa cavolo di domanda, secca, a bruciapelo, perché scrivo?

Non parlando (quasi mai) di queste scontati e inevitabili particolari, mi accingo a dare un taglio a questo articolo. Siamo quasi a mille parole! Anche oggi ho portato a casa la pagnotta… ma per il blog. Il sole deve ancora tramontare bello mio.

La vita fuori da qui esige un profitto per poter vivere (ma forse potrei sbagliarmi) e, molto spesso, per venire accettato.

Se non ci fosse questo piccolo dettaglio forse il mestiere dell’artista non sarebbe così difficile da raggiungere. Credo che la creazione, di qualunque genere, sia un diritto per tutti perché è un oasi di pace che chiunque ha il diritto di accedervi. Il mero guadagno porta delle inevitabili lotte contro noi stessi. Vanno però guardate in faccia, anche se evitiamo di farlo o facciamo finta di non riconoscerle per strada quando passeggiamo.

Forse scrivere è proprio questo.

4 Perché scrivo? Commenti da me stesso.

  • Primo esercizio da Manuale di scrittura creativa” – Roberto Cotroneo.

  • Data creazione: 25-07-2020.
  • Luogo: sconosciuto.
  • Autore: un ingenuo idealista sfollato.

“Scrivete una cartella sulla vostra motivazione a esercitarvi nella narrazione. Spiegate a voi stessi perché desiderate raccontare qualcosa a qualcuno. Perché non l’avete fatto fino ad oggi, e se l’avete fatto, cosa ancora non vi convince e vi mette in difficoltà”

Perché scrivo?

La prima volta che ho buttato giù qualche riga è stato per disperazione. In testa avevo mille pensieri (poco raccomandabili per qualsiasi adolescente). Mi tormentavano, non mi permettevano di concentrarmi in altre cose. Non lo sapevo a quei tempi che il mio tempo stava passando senza essere gestito. Il miracolo o la magia è arrivato. Una volta scritto, vomitando quello che avevo dentro, tutto si è dissolto. È stato come terminare un esame o un’interrogazione. Riposo e attesa per la prossima chiamata in cattedra.

Sono passati anni e anni da quei giorni giovani dove passavo il tempo a scrivere a mano qualsiasi cosa avessi in mente. Rileggendo quegli appunti (se ci riesco perché ho la calligrafia di un topo modificato geneticamente in cui è stata impiantata una mano umana) mi viene la nausea.

Sono serviti, questo è il punto e quelle cartacce stanno lì a prendere polvere, ricordandomi di quanto mi siano stati utili quegli appuntamenti. Mi sono cimentato saltuariamente in questo esercizio durante questi anni. Le parole hanno fatto il proprio dovere, come sempre.
Adesso ho la carta d’identità che mi indica come un adulto ma con la testa di ragazzino alle prime armi. Getto parole sul banco sempre per la stessa motivazione ma se ne sono aggiunte altre. 

Scrivo perché voglio creare mondi mai inventati, situazioni surreali o raccontare episodi importanti per me.

Voglio aprire le menti delle persone cercando di narrare storie che non devono essere escluse a priori dalla realtà. Cos’è la realtà se non una nostra personale percezione? Chi dice che l’immaginazione non può essere altrettanto reale? Un mondo dentro il nostro o contrapposto al nostro dove certe cose avvengono. È facile dire questo. Non è altrettanto facile spiegare perché ho impiegato così tanto tempo per scoprirlo.

La fiducia in se stessi è cruciale come attitudine nel creare qualcosa ed esporsi per mostrarla alle persone. Ho dovuto passare alcune esperienze per arrivare a questo punto e nonostante ciò non è che la fiducia in me stesso si sia impiantata in me vita natural durante. Si vacilla ogni giorno per ogni cosa, almeno per me. Tecnicamente parlando trovavo (trovo tutt’ora) complicato creare una storia lunga.

Trama, intrecci, messaggio, personaggi, coerenze e ambientazione. Forse penso che sia complicato perché mi fa semplicemente paura il grande lavoro che ci sarebbe da fare.

Inoltre, per dedicarsi ad un romanzo, ci vuole tempo (che intuizione eh?) e quindi denaro perché non ti paga nessuno per farlo. La divisione della mia vita in due lavori (perché per produrre qualcosa di completo ho capito che bisogna intendere la scrittura come un lavoro, con metodologia e impegno costante) fa si che tutto diventi più faticoso e lungo.

Quando termino le mie battute quotidiane mi sento meglio e quando termino qualcosa c’è un click che scatta nel mio cervello. Come se fosse liberato nel corpo una sostanza stupefacente che rilascia benessere e mi da nuova linfa. Solo per questo motivo vale la pena continuare. Al diavolo il lavoro duro. Qualsiasi altro lavoro sarebbe peggio.

Roberto Cotroneo - manuale di scrittura creativa

É utile conoscere le regole, i trucchi, e metodi di altri scrittori, soprattutto se hanno pubblicato libri. Il libro offre anche diversi esercizi, come quello che vi ho mostrato qui sopra. Cotroneo con un breve testo raccoglie tutte le dinamiche per scrivere, ordinandole con precisione senza farti sentire troppo piccolo per provare ad imparare.

Non lo credevo possibile! Questo libro su Amazon si trova solo usato, (per ora e comunque non sono infallibile, potrei sbagliarmi. Cercate anche voi). Su Ebay, sempre usato, viene a costare meno. 

Inoltre ci sono alcuni contributi interessanti:

come quello di Andrea Camilleri sulla costruzione dei personaggi, una conversazione con Stas’ Gawaronksi di BombaCarta (associazione culturale), una chiacchierata con Piergiorgio Nicolazzini di PNLA(agenzia letteraria), un intervento di Roberto Gilodi un professore di critica letteraria e letturatura comparata ma anche scout e agente per Reiser Literary Agency.

Il libro finisce (spoiler) con una lungo elenco di corsi di scrittura e casa editrice completi di indirizzo, sito internet, e descrizione (solo per i corsi di scrittura) e una vasta bibliografia di testi riguardanti la scrittura che spaziano dai Corsi di scrittura (come questo), agli Strumenti per scrivere, i Classici (Kundera, l’arte del romanzo, per esempio), Grandi saggi, Interviste e molto altro. Già solo per quest’ultima sezione ne vale la pena.

  • Ma come dobbiamo scrivere?
  • Le regole valgono per tutti?
  • Dobbiamo farlo solo per vendere e per vivere di scrittura?
  • Dov’è il confine tra lo scrivere liberi e scrivere per vendere?
  • Il gioco vale la candela?

Ognuno avrà le proprie risposte o le proprie scuse.

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