Romanzo finito cosa fare?

romanzo finito cosa fare?

In questi ultimi cinque mesi ho lavorato all’editing per il mio primo romanzo, facendomi aiutare da una professionista.

Ho voluto investire sul mio manoscritto (e su me stesso) per andare avanti con la prossima storia senza però lasciare la mia prima opera in balia degli eventi, dei cassetti e dei rimorsi, con al consapevolezza che al termine del lavoro potevo con serenità provare ad inviarlo alle case editrici o auto pubblicarlo.

Scriverò della mia esperienza con l’editing in futuro, ma in questo momento voglio solo continuarmi a godermi il viaggio. Nel frattempo ringrazio questa persona che mi ha seguito in questo lungo tempo, grazie!

Adesso che sono quasi giunto al termine di questo illuminante viaggio (vi consiglio di farlo in un modo o nell’altro), mi ritrovo solo ora a ragionare sulle azioni pratiche da intraprendere.

Se vado ad inoltrarmi nella mia psiche, valutando questo mio comportamento, sono abbastanza certo di avere ancora un certo timore per il rifiuto che potrei ricevere dalle case editrici.

Non nascondo che il pensiero di voler provare la strada dell’auto pubblicazione è forte: sarebbe molto divertente gestire da solo le fasi dell’impaginazione e della copertina, la stampa, la pubblicità, le presentazioni e molte altre dinamiche (forse sono masochista?).
Questa idea ha bloccato in me la voglia di ricerca di una casa editrice per la mia opera; ma anche in questo caso c’è dell’incertezza perché avrei dovuto già muovermi sul quel fronte. L’auto pubblicazione è un altro duro lavoro. Devo essere realista: non ho proprio il tempo materiale in questo momento; devo organizzare un progetto vero e proprio; cosa molto importante, devo aumentare la mia fanbase.

È stata un’estata molto piena e non dovrei essere così critico con me stesso. Tra il mio lavoro, l’editing, il blog, il gruppo musicale e la mia vita privata sarebbe stato difficile chiedermi di più.

Ora posso fare un lungo respiro, cercare di formare un nuovo equilibrio e mettermi sul serio in moto per il mio romanzo a cui ho dedicato degli anni e tanto impegno.

Ricerca delle case editrici

Alla domanda cosa fare quando un romanzo è finito la prima ovvia risposta è: cercare una casa editrice che possa pubblicarlo.

Ho letto diverse dispense, ascoltato alcuni autori, cercato consigli in giro per il web e parlato con alcuni addetti ai lavori e penso di essermi fatto un’idea di quella che devo fare.

In Italia ci sono tantissime case editrici ma non tutti pubblicano narrativa e il numero già si restringe. Quindi il mio lavoro (già svolto in passato, in parte) sarà quello di cercare delle case editrici che pubblichino storie come la mia.

Sarà un lavoro certosino di ricerca e di lettura: dovrò trovare collane adatte alla mia storia, leggere alcuni libri (anche recensioni, quarte di copertina, critiche) per vedere se quei romanzi “assomigliano” al mio.

Appena avrò una prima lista di case editrici dovrò valutare anche la reale fattibilità dell’invio del manoscritto: alcune di loro accetteranno invii solo in alcuni momenti dell’anno, altre avranno il loro calendario editoriale già pieno, è necessario controllare che le loro collane abbiamo una buona distribuzione nelle librerie o nei negozi, e altro fattore indispensabile da tenere è il non cadere nelle truffe

Una volta arrivato ad un buona e reale lista di case editrici che potrebbero prendere in considerazione la mia opera inizia una nuova fase, forse anche più importante, di questa ricerca: l’invio stesso del romanzo.

Studia le aziende

Cosa fareste per essere preparati ad un colloquio di lavoro?

Questa è la domanda giusta da farsi e la risposta può sembrare scontata: studiare la storia, i prodotti e le attività dell’azienda a cui ti stai proponendo.
Lo stesso discorso si può per un casa editrice da contattare:

  • Che generi pubblica?
  • Qual è il suo manifesto, la sualoro visione?
  • Che tipo di collane ha?
  • Quando è nate? Dove ha la sede?
  • Dove vende, che tipo di distribuzione ha?
  • Dove posso trovarla fisicamente? (saloni, eventi, festival, librerie, presentazioni)
Non bisogna per forza comprare i loro libri però... se si è veramente interessati a quella casa editrice potrebbe essere interessante investire su un libro, inserito in una loro collana, affine al nostro genere. In fondo leggiamo e compriamo libri tutti i santi giorni.

Inoltre non è da sottovalutare il fattore vis-à-vis: andare ad un salone del libro, un festival, una presentazione e riuscire a parlare di queste cose di persona con un addetto ai lavori, potrebbe essere illuminante. 

Attenzione però! Un po’ di tatto è richiesto e non dobbiamo alla prima occasione provare a piazzare il libro, potrebbe essere controproducente.

È l'occasione giusta per fare domande. Poi se chiedono se scriviamo, cosa scriviamo e di cosa parla il nostro libro dobbiamo essere pronti, in poche buone parole, a farli interessare a noi. (Qui un pitch vocale sarebbe da tenere pronto!)

Questo studio ci porta due vantaggi:

  1. capire quali case editrici fanno al caso nostro
  2. scrivere una buona mai

Romanzo finito (editato) cosa fare?
Capisci quali strumenti ti servono e affilali.

La maggior parte delle redazioni chiede una sinossi del romanzo, in alcuni casi un pitch, alcune case editrici potrebbero chiedere di spiegare il romanzo in poche righe direttamente sulla mail, altre chiedono l’invio dei primi capitoli o di una serie di capitoli sparsi del romanzo (non a caso!), insomma oltre ad avere un romanzo finito servono altri lavori di fino per arrivare nel cuore di una redazione (e non sono stato del tutto esaustivo). 

Inoltre la mail che si scriverà ad una casa editrice dovrà avere determinate caratteristiche, dovrà essere personalizzata a seconda della redazione a cui si invia.
Il punto focale è uno solo: arrivare a far leggere la propria opera.

Sinossi

La sinossi è la prima tessera da compilare. Non voglio inoltrarmi su cosa significhi la sinossi, su come si fa, quanto deve essere lunga etc, perché ci sono talmente tante dispense da leggere sul web, alcune volte provenienti dalle stesse case editrici, che è molto facile farsi un’idea di cosa è e di cosa non dovrebbe essere.

La sinossi è quasi sempre richiesta ed è bene averla pronta. Trovo difficilissimo scriverla soprattutto per il fatto che deve essere di una brevità inaudita: chi scrive narrativa molto spesso non ha il dono del sintesi.

Anche qui non prendetemi alla lettera perché la sinossi non è un semplice sunto. Quindi va scritta e riscritta, fatta maturare e poi riscritta, cercando di farla risultare accattivante e nello stesso tempo spiegando nella sua totalità l’opera, inquadrandola nel genere, lasciando a casa auto complimenti e inutili acrobazie letterarie.

Anche sapendo tutte queste cose (e non sono stato del tutto esaustivo) non è facile arrivare ad un buon lavoro senza un forte esercizio. Poi se si ha qualcuno a cui farla leggere e che addirittura ha delle competenze in merito, allora si ha buon punto di vantaggio (almeno per quella volta, quindi secondo me è utile saperla fare).

Si potrebbe prendere un romanzo che si è letto e scrivere una sinossi; potrebbe essere anche un ottimo spunto per un articolo (mi sto suggerendo qualcosa?).

 

Pitch

Il pitch é uno strumento che negli ultimi anni l’editoria ha fatto suo. Nasce per il cinema e per le nuove aziende che si vogliono formare ed è un testo ancora più breve di una sinossi (si parla di secondi e/o di qualche riga) il che lo rende ancora più complicato. Bisogna arrivare ad avere un buona arte della sintesi cercando in questo breve spazio di arrivare alla redazione, di convincerla che la propria idea è meritevole di essere letta da loro.

Sul pitch mi fermo qui perché fino ad ora non mi è capitato di vederlo richiesto nelle case editrici che ho visitato sul web. Vi dico la verità: non sono forse ancora in grado di scrivere un pitch efficace e, se potrò farlo, eviterò di inviare il romanzo alle case editrici che lo richiederanno. Questo non significa che non sto facendo esercizi in tal senso, anche solo a voce: se mi capitasse di parlare con un addetto ai lavori e mi chiedesse di cosa parla il mio libro? 

Devo essere preparato in tal senso. Il pitch o come vogliamo chiamarlo è da tenere pronto. Tra l'altro mi è già capitato diverso tempo di aver ricevuto la domanda "di cosa parla il tuo libro?" e la mia risposta non mi è piaciuta per niente.

Non escludo che una breve descrizione del romanzo sulla mail non possa essere nient’altro che il pitch, non escluso che possa essere richiesto in un secondo momento e non escludo, nel caso si passi al livello successivo, anche se non so quale è (forse dopo il primo contatto?), possa essere richiesto a voce.

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Mail personalizzata e biografia

C’è da prendere in seria considerazione, infine, la mail con cui ci si presenta, la breve biografia, le cose da non dire e quelle che sono invece necessarie mettere in evidenza.

Come scrivere una mail senza essere insistente, senza essere troppo sintetico, senza sembrare arrogante ma allo stesso tempo senza apparire troppo insicuro, il tutto attirando l’attenzione? 

È come chiedere di vedere il volto di Dio. Dipende anche dalla persona che leggerà la mail, dal suo stato d’animo e dalla mole di lavoro che ha in quel momento.

Una cosa è certa: non inviare una mail identica, un copia e incolla asettico, ad ogni casa editrice a cui si vuole inviare il manoscritto.  Occorre pensare sempre ad un testo personalizzato per ogni redazione che si contatta altrimenti si rischia di mandare mail senza mordente e credo che una redazione sa riconoscere questo tipo di presentazione al chilo.
P.s. Le redazioni potrebbero parlare tra loro.
Devo comunque inserire anche il fattore sconosciuto: non essere conosciuti e anzi essere addirittura sconosciuti non renderà le cose facili.

Se nella breve biografia, quasi sempre richiesta, non ci sono pubblicazioni di nessun genere, la mail sarà una delle tante che arriverà nella loro casella di posta.

Il mio intento è di far leggere la mia opera a chi la riceverà e credo che l’autore che ha all’attivo anche una pubblicazione abbia una possibilità in più di me, che ancora non ho pubblicato nulla, di arrivare a far leggere la propria opera alla redazione, attenzione, leggere non pubblicare. 

Questo non è per fortuna sempre vero, è bene però ricordare che le case editrici sono aziende che hanno dei bilanci e che devono portare profitti. Scegliere un autore totalmente sconosciuto da lanciare è una bella sfida, anche se la sua opera è meritevole di essere pubblicata.

Capita molto spesso che vengano pubblicate opere di personaggi già famosi, o con una consistente base di follower, proprio perché avranno già dei potenziali acquirenti.

Questa mia divagazione non vuole essere una critica ma un semplice dato oggettivo da tenere in considerazione solo per un motivo: se scrivere e farsi leggere è davvero quello che desideriamo non saranno certo queste le ragioni che ci fermeranno.

In fondo non ho aperto il blog per farmi conoscere, per creare la mia base di fan a cui fa leggere le storie?
Ci sarebbe molto altro dire su questo argomento ma è meglio che mi fermo qui, andrei fuori tema.

Formattazione del testo

In ultimo c’è la formattazione del testo. Di solito le case editrici ti dicono esattamente cosa vogliono o non vogliono, basta seguire le istruzioni. Molto spesso è un file in word (.docx .doc .rtf) con delle piccole modifiche da eseguire come la giustificazione del testo, per esempio.

Dalla mie parole sembra che lo sto dando per scontato eppure l’ho aggiunto a questa specie di riepilogo, proprio perché anche se si conosce l’importanza di questo aspetto è bene sempre tenerlo a mente e non dimenticarlo.

Chi legge le mail che arrivano e apre i file valuta tutto, anche l’attenzione a questi particolari. Ci si potrebbe giocare una casa editrice per questo motivo (e anche una rivista).

Romanzo finito (editato) cosa fare?
Conclusioni finali

Questi sono le riflessioni che sto avendo in questo nuovo periodo della vita: la fine (vera) del primo romanzo.

Per l’auto pubblicazione ho bisogno di un piano ben congeniato. Diventa l’opzione numero due ma solo perché non ho fisicamente tempo. 

Invece per il passaggio alle case editrici vorrei mettere la quarta, anche perché dall’invio all’eventuale risposta passeranno dei mesi.

Sono arrivato a questo momento importante e, a meno che non mi capiterà di saltarlo facendo arrivare un maniera miracolosa il mio manoscritto nelle mani di addetto ai lavori, devo iniziare a fare seriamente i conti con queste dinamiche.

Conosco tutto quello che mi occorre avere per poter presentarmi ad una casa editrice in modo professionale. La fretta in questo caso potrebbe essere una cattiva amica: un conto è conoscere gli strumenti da utilizzare per presentarsi al meglio, un altro è saperli maneggiare al meglio, quindi rimanere calmi, fare tutto per bene (o al massimo delle proprie possibilità) non è un opzione ma un mantra da seguire.

Di sicuro mi è sfuggito qualcosa e in futuro ci ritornerò su, magari sezionando questo articolo, ma adesso avevo proprio bisogno di un bel riassuntone. 

Ho dimenticato qualcosa?

Avete mai investito sull'editing al vostro romanzo? Come è andata? Che passi avete compiuto una volta terminato il vostro manoscritto. Che cosa avete imparato?
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