Onda – 23 marzo 2020 (Inkuarantena)

Onda
(Onda) Photo by Austin Schmid on Unsplash

Onda

Questa era la parola assegnata per quel giorno. Il disegnatore che ha creato Inkurantena si chiama RichardHTT e questo è il suo canale Youtube – https://www.youtube.com/user/RichardHTT

Come detto nell’articolo precedente Inkuarantena – esercizio preso in prestito, questi racconti sono scritti e terminati in un giorno. Meri esercizi in un periodo in cui molti di noi facevano fatica anche solo a rilassarsi. 

RichardHTT associò una parola per ogni giorno fino al termine della quarantena che in origine era di 14 giorni. Loro creavano un disegno, io un racconto. 

Sono voluto partire con un tipo di racconto “leggero”, senza troppe pretese, in cui volevo provare a descrivere la mia esperienza con il surf.

Potete scaricare il racconto "Onda" gratuitamente. Per gli iscritti alla newsletter posso inviare il racconto, su richiesta, nel formato mobi ed epub.

Onda

Di solito i surfisti ascoltavano musica reggae, di solito. Se si fosse fatto un enorme sondaggio la percentuale più alta sarebbe stata a favore della musica originaria della Jamaica.

A Chris piaceva quel genere suono ma la prediligeva soprattutto quando voleva ballare. Quando era solo ascoltava altro. Nel suo vecchio stereo a CD, Picture of you dei The Cure sfogava tutta la sua solennità, con quella voce suadente e struggente allo stesso tempo, come se l’emozione che provasse il cantante fosse l’unico tipo di sentimento possibile per qualsiasi essere umano e al tempo stesso il suo più intimo e personale stato d’animo che nessun altro avrebbe mai potuto provare e capire.

Chris l’ascoltava a tutto volume. La musica fuoriusciva dalle casse del suo furgone camperizzato, entrava nelle sue orecchie e poi si disperdeva nel vento. L’oceano di fronte a lui formava onde di incredibile maestosità e oscura forza che incutevano terrore e gioia, come archetipi disegni umani.

L’unica cosa che Chris riusciva a pensare era che quella forza, quelle onde, erano solo ed esclusivamente per lui. Non gli interessava altro. E quel momento non l’avrebbe rovinato per nessun motivo al mondo. I problemi li avrebbe affrontati in un secondo momento.
Il sole era già nato da un ora. La luce ancora vergine dava a tutta la costa colori a lui familiari. Stiracchiò le braccia e si guardò intorno.
Ad occhio nudo non vedeva che pura natura. Coste e scogliere, sabbia e terra, mare e cielo. Gli unici esseri viventi presenti in quel tratto di costa erano gabbiani, cicogne, libellule e mosche.

C’era la popolazione marina a cui avrebbe fatto visita da lì a poco. Non c’era contaminazione umana eccetto la strada sterrata, creata nel recente passato dall’uomo, per poter visitare quei luoghi innocenti e liberi.

Era quella la sensazione che provava. Libertà. Un concetto per lui fondamentale che scalzava qualsiasi altra forma etica esistente nella propria testa. Anche la stessa sopravvivenza veniva meno quando pensava alla libertà. E il surf era quel tipo di elemento che gli permetteva quel genere di sensazione primordiale.
Prese la sua piccola tavola dal retro del furgone. Era la sua bambina. L’accudiva come fanno i genitori con i propri figli. La toccava con rispetto e delicatezza. La puliva e la lucidava come una pietra preziosa.

La copriva con una custodia semi rigida per proteggerla dagli elementi naturali. Nonostante l’acqua gelida dell’oceano tutta intorno all’isola, era riluttante a coprirsi con una muta, di cui comunque era equipaggiato. Voleva sentirsi un tutt’uno con il mare, fare parte, come la stessa popolazione marina, di quell’incredibile specchio d’acqua, che acuiva ancor di più quella sensazione di coesione con la natura

Legò i suoi lunghi capelli neri con un elastico e imbracciata la leggera tavola, si incamminò verso il mare. Dovette camminare su un tappeto di rocce e scogli, spesso appuntiti, che si districavano fino all’acqua in un tortuoso sentiero privo di segnalazioni.
Ma nonostante ciò la sua mente non poteva esimersi dalle preoccupazioni che lui, come tutto il resto del mondo, stava vivendo. Il cibo non sarebbe durato in eterno e la solitudine, che in principio l’aveva deliziato, con il passare dei giorni si stava trasformando in una lenta agonia.
La natura era di per sé qualcosa a cui non avrebbe mai rinunciato. Si chiedeva sempre più spesso il senso di quella purezza se non avesse avuto qualcuno con cui condividerla.

Mentre si avvicinava al mare il vento si faceva più aggressivo. Iniziava ad avere la pelle d’oca e appena mise il primo piede nell’acqua un brivido di freddo si arrampicò passando per la spina dorsale.

Il mare era calmo e il vento da ovest faceva sì che quando l’onda si chiudeva, rilasciando acqua bianca, il resto dell’onda che ancora si srotolava creava, per il vento opposto all’onda, una sorta di strano effetto geyser che era uno spettacolo per gli occhi. Quando, dall’altezza di tre metri, l’acqua generata dall’onda cadeva, la schiuma si librava sopra il livello del mare, andando dietro l’onda che continuava imperterrita la sua corsa. Per lui, che aveva una posizione Regular, quel tipo di spot, con quel tipo di onde che si chiudeva a destra, creando a volte dei tubi, era a tutti gli effetti il suo posto prediletto.

Da quando il virus aveva costretto la gente a casa, il mare, come la strada sterrata che percorreva da nord ad ovest il confine dell’isola, era totalmente deserto quando, solo un mese prima, in condizioni come quella, pullulava di surfisti di ogni genere di preparazione.

Aspettò che il livello dell’acqua salisse, passo dopo passo, fino alla vita, abituandosi così alla temperatura fredda dell’acqua. Adagiò la tavola sul letto calmo del mare e con un balzo, la montò. Alzò il petto il più possibile. I piedi erano leggermente rialzati per evitare che gli stessi frenassero la sua remata che avveniva con naturalezza e armonia.
Era una piccola baia che veniva chiamata ufficiosamente Caleta senza nessun apparente motivo. Si era nascosto lì quando il governo dell’isola aveva obbligato la popolazione a restarsene a casa. Chris che si teneva aggiornato, aveva annusato quel tipo di provvedimento che già la maggior parte del mondo aveva adottato con estremo cinismo.

Aveva quindi fatto scorta di acqua e di cibo, fregandosene di tutto il resto. Non aveva bisogno di soldi.

Aveva musica, libri e la possibilità di vedere qualche film che aveva collezionato sul proprio portatile nel corso della sua vita. Aveva il mare, la natura, il surf, la libertà.

Per arrivare a Caleta si doveva entrare in una piccola viuzza che prima saliva e poi scendeva, creando una sorta di sacca nascosta, dando un perfetto nascondiglio per il suo furgone. Dalla strada sterrata principale, nessuno lo avrebbe visto e nessuno, se non un surfista come lui, si sarebbe addentrato in quel luogo. Ma tutto il resto della popolazione non poteva uscire, se non per comprare cibo.

Da lì, camminando tra le insenature nascoste da quel dislivello, Chris poteva accedere ad altri spot limitrofi e quindi cambiare. Ma prima di stufarsi di quello spot sarebbero passati anni.

Mentre nuotava per arrivare dietro al picco, Chris pensava a tutt’altro anche se non avrebbe dovuto.
Si aspettava, come tutti del resto, che la quarantena sarebbe finita prima o poi. Quando era partito con il suo furgone, poco prima che tutto venisse bloccato, aveva pensato ad una sorta di vacanza di qualche settimana. Si era preparato, con cura, a rimanere lì anche per più tempo. Dopo tre settimane però, dopo una buona sessione di surf, usciva a piedi da quella concava che lo nascondeva, cercando tracce umane, sperando di vedere qualche furgone, qualche jeep, con sopra tavole da surf, pronte ad essere scaricate e imbracciate verso le onde di quell’incredibile aprile.

A parte qualche mezzo militare che passava non certo per controllare, non vedeva nient’altro.

Quanto tempo ancora sarebbe tutto durato tutto ciò? E soprattutto, quando sarebbe durato lui in quella condizione, che anche la persona più casalinga del mondo, gli avrebbe invidiato?
Un’onda bella grande arrivò con lenta e inesorabile maestosità. Chris remava guardandola con la coda dell’occhio. Spostò la tavola leggermente verso destra, verso la direzione di rottura, e non appena si creava quella curva così familiare, con un balzo, saliva sulla tavola. 

Chris non sentiva più niente. In quel momento c’era solo lui, l’onda e il mezzo con cui poteva cavalcarla. La sua bambina, la sua piccola tavola.

Tutti i suoi pensieri più bui, che lo tormentavano da giorni divorandolo dall’interno, si spensero come un interruttore.

Non sapeva quanto avrebbe resistito a quella situazione ma sopra quell’onda, sopra quella forza della natura che stava domando, la libertà aveva un sapore dolce di cui lui era stato privilegiato e per quanto solo si sentisse, non l’avrebbe sprecata così facilmente.

fine - Onda -

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