I rituali di Moravia per iniziare a scrivere

i rituali di Moravia per iniziare a scrivere

Cercando podcast che parlassero di scrittura e mi sono imbattuto in Farmacia Letteraria, della scuola di scrittura Genius. Pillole di scrittura creativa per scrittori asintomatici è il titolo della serie di contributi audio che si trova su Spotify. Più di 500 contributi non più lunghi di dieci minuti dove gli utenti fanno una domanda agli autori.

Ho attaccato il cavo aux, collegato allo stereo dell’auto, al mio telefono e in quell’ora di viaggio me ne sono sentiti un bel po’.

In questi tipi di contenuti, così come nei manuali di scrittura, non cerco l’illuminazione né tantomeno il trucchetto per scrivere meglio (ci sono molte informazioni e spunti di riflessione utilissimi) ma un semplice conforto sulla difficoltà che trovo nel tipo di passione che ho scelto (o che mi ha scelto o che sono obbligato a fare per sopravvivere) vedendo (ascoltando in questo caso) che i problemi che ho io sono comuni a quasi tutti le persone che scrivono, anche agli scrittori affermati, che fanno solo quello per vivere.

In uno di questi brevi podcast un utente poneva la domanda:

“Qual è la book routine di un aspirante scrittore?”

L’autore che risponde fa l’esempio del programma che Idro Montanelli realizzò nel 1959, nel quale incontrava personaggi della cultura del tempo. In particolare parla  della puntata con Alberto Moravia.

Tornato a casa sono subito andato a vedere l’episodio.

"Incontri di Indro Montanelli", del 1959, è un ciclo di sette puntate di interviste ironiche e sagaci che il decano dei giornalisti italiani rivolse, per la Rai, ad alcuni protagonisti della cultura del tempo: Alberto Moravia, Bruno Cassinelli, Dino De Laurentis, Giovanni Guareschi, Lea Padovani, Renato Guttuso e Carlo Levi. (Raiplay)

Indro Montanelli racconta la giornata di Moravia

I rituali di Moravia per iniziare a scrivere

“Oddio, è questo chi è? Uno del Ku Klux Klan? Un boxeur che si prepara agli esercizi mattutini? Vediamo un po’ se riusciamo a indovinarlo” dice Montanelli, per ora una voce fuori campo

Un uomo è intento ad infilarsi un maglione. Il suo volto è coperto dal collo di lana. Cerca di fare in fretta perché nel frattempo il telefono squilla.

“Pronto! Pronto!” risponde l’uomo.

“Lei pensa che bisogna ribellarsi all’ipocrisia del mondo oppure subire?” un donna porge la domanda esistenziale.

“Ma insomma lei mi ha posto questa domanda già tante volte…le ho già detto quello che pensavo, d’altra parte si tratta di un caso generale, invece dovrebbe esporre il suo caso particolare e allora potrei dirle qualcosa di preciso. E be’, se non mi vuol dire di cosa si tratta allora, niente, non mi telefoni più, capito?” l’uomo riatta con fare scocciato.

Moravia si infila la sua divisa da lavoro, risponde al telefono e ascolta la solita domanda di una signora che non ha mai visto. “Moravia attira i pazzi” dice Montanelli, adesso in carne ed ossa davanti alla telecamera, perché la signora, ogni volta che lo scrittore le chiede di presentarsi, dice che non può perché è stata sepolta viva in una cripta del casamento dai suoi familiari, “una cripta evidentemente munita di telefono” dice Montanelli.

Lo scrittore romano scrive tutti i giorni, nessuno escluso.

“Perché Moravia scrive come un prete dice messa.”  Dice Montanelli.

I rituali di  Moravia per iniziare a scrivere vengono raccontati da Montanelli , in questo siparietto simpatico, che lo guarda da fuori e lo commenta “mentre compie anche tutti questi riti propiziatori del romanzo”

Beve un caffè seduto sul divano. Legge il giornale, poi si sdraia per sfogliarlo meglio.

“L’espressione del suo volto, sia come suol dirsi pensosa. No, no. È soltanto scocciata.”

Moravia si tocca il viso, legge ma non legge, sta lì sdraiato sul divano, aspetta.
“Cerca scuse, scuse sempre per non lavorare”

Moravia è pigro e Montanelli si chiede come abbia fatto a scrivere i suoi romanzi nonostante fosse così svogliato.

Sfoglia le lettere dei suoi ammiratori gettandole man mano nel cestino. È nel suo studio, in piedi davanti alla sua scrivania. Lo “strumento di tortura” è proprio di fronte a lui. Finalmente si siede e mette un foglio nella macchina da scrivere ma non va bene, lo toglie e lo getta via.

“Moravia è un tecnico della macchina da scrivere. No, è un cattivo tecnico della macchina da scrivere” dice Montanelli.

Il foglio è sistemato bene e lui è pronto ma si distrae ancora sfogliando pigramente un libro che ha di fianco.
“Oddio, non vorrà mica copiare”

Chiude il libro e invece di iniziare a scrivere inizia a disegnare pupazzi su un foglio. Non è ancora tempo, ci vuole ancora un po’ di preparazione.

Ad un tratto inizia a scrivere e dopo le prime battute arriva la cameriera che fa a Moravia una domanda di matematica alla quale lo scrittore risponde per farla contenta, sbagliando il calcolo.

La cameriera se ne accorge e lo disturba di nuovo mostrando l’errore.

Adesso può scrivere, batte sui tasti sempre più spedito.
Una nuova telefonata lo interrompe di nuovo. Richiesta di donazione.
Scrive ancora qualcosa poi un’altra telefonata. Referendum.

Altri tasti, altre parole ma ancora lo squillo del telefono lo interrompe, domanda da parte di una redazione.

Ogni volta lo scrittore è sempre più scocciato e sempre più scontroso. Risponde velocemente e riattacca. L’inquadratura passa su Indro Montanelli, seduto su una poltrona, che guarda alla televisione un Alberto Moravia che finalmente ha preso il ritmo, è concentrato e pronto ad immergersi nel suo lavoro. Forse adesso sarà lasciato in pace.

Il rapporto degli scrittori con la scrittura

Nel bene o nel male tutti possiamo rispecchiarci in quello che fa Moravia. Ci sono sempre dei rituali che, consapevoli o no, adottiamo prima di iniziare a fare qualcosa, soprattutto qualcosa che amiamo fare.

Quante volte abbiamo fatto qualsiasi altra cosa prima di iniziare a scrivere quando in teoria eravamo pronti a farlo? Procrastinare ancora un po’ prima di metterci davanti alla macchina infernale, prima di farci risucchiare in un vortice da cui sarà poi difficile uscire. 

Quando si prende il via tutto quello che abbiamo intorno diventa una nebbia noiosa che non ci interessa.

Forse non sarà proprio questo motivo che ci fa rimandare? Non so.

Potrebbe essere una delle mille spiegazioni che possiamo darci, ma non la più esaustiva.

Potrei azzardare a dire che aspettiamo il momento giusto, quando le incombenza della vita di tutti i giorni vengono risolte o programmate. Si potrebbe parlare di ispirazione ma sarebbe un termine non corretto, almeno nella quotidianità. L’estro aiuta a trovare l’idea, la storia o la forma. Quell’idea, che diventa storia, però va sviluppata giorno dopo giorno, con costanza e diligenza e non sempre è sufficiente a portarla a termine come vorremmo e può capitare di gettarla via. No, l’ispirazione non centra niente.

È come se ci dovessimo liberare dai meccanismi della vita per entrare nei meccanismi della storia che stiamo scrivendo, ogni giorno dopo la sveglia. Spogliarci dai panni di noi stessi per vestirci di con gli abiti dei nostri personaggi; dobbiamo farlo ogni giorno accendendo il cervello, pulendolo, facendolo luccicare, dandogli da mangiare, farlo digerire, dargli riposo, distrazioni e giochi.

È una specie di rodaggio che dobbiamo compiere ogni santo giorno, anche con sofferenza e fastidio, necessario a farci entrare nel flusso giusto.
C’è chi ha bisogno di un quarto d’ora e chi di due ore e in tutti i casi non c’è un metodo, non ci sono regole specifiche che definiscono la buona preparazione per scrivere, ognuno ha la sua croce.

L’utopia dello scrittore emergente

In questo video, da poco meno di quindici minuti, vediamo un Moravia (pseudonimo di Alberto  Pincherle) già affermato (nel ’59 aveva già pubblicato una diecina di romanzi), che come professione scrive, romanzi principalmente.

Come autore emergente riesco ad immedesimarmi nella sua routine solo in parte. Anch’io ho i miei tempi, le mie abitudini e le mie fisse che sono “costretto” a fare prima di scrivere, eppure il mio tempo è assai limitato e spesso è ricavato in qualche giorno alla settimana.

Per questo motivo, per poter scrivere, non posso permettermi si sprecare quel poco tempo se ho qualcosa da portare avanti, che sia un racconto, un romanzo, una rilettura, una riscrittura o il blog (e poi ci sono anche i social…). Ci sono sempre le eccezioni, come per esempio quando devo iniziare qualcosa di nuovo.

Di certo riesco ad entrare in empatia con Moravia per quanti riguarda le interruzioni esterne.

C’è sempre una telefonata, un qualche cosa da fare urgente, una domanda che interrompe, il rumore dei lavori in strada; stanno sempre lì pronti a tarparti le ali, soprattutto quando hai appena cominciato. Se il tempo a disposizione è poco quelle interruzioni sono un ulteriore ostacolo.

Se poi non abbiamo uno spazio personale e privato (King parla della porta dello studio chiusa che fa comprendere agli altri che stai facendo sul serio; magari ad avercela questa porta) le distrazioni ci saranno sempre, impossibili da sradicare. Non ci si abitua mai abbastanza ma ci si può convivere (si può sempre andare in biblioteca in casi estremi).

L’autore emergente ha molte difficoltà che lo fanno diventare un’acrobata, un funambolo. Vedendo Moravia che fa solo quello è normale avere un po’ di fastidio.

Scrivere così è facile visto che fai solo quello, diremo.

Chi cucina per te? La casa chi la pulisce? Chi guadagna lo stipendio? Hai qualcuno che ti aiuti pubblicizzare i tuoi lavori? Diremo, anzi diciamo ad alta voce. Invidia.

Ci rendiamo conto però che anche gli scrittori affermati hanno avuto le loro criticità agli inizi; anche loro hanno scritto dentro le roulotte, dopo un lungo giorno di lavoro in fabbrica, mentre mandavano i loro scritti agli editori e ai giornali, scrivendo su dei fogli sull’autobus, in un bar affollato o mentre facevano il bucato.

Dipende come sempre dalle motivazioni per cui una persona scrive: più sono forti più tutte queste criticità passano in secondo piano (anche se ce ne lamentiamo tutti i giorni).

Perché interessarsi alla vita privata di uno scrittore?

È utile entrare nelle vite degli scrittori così come è molto utile leggere i loro consigli. Come dicevo all’inizio non cerco illuminazione precise, idee, metodi di lavoro particolari o altro quando leggo di autore o vedo video che raccontano la vita di uno scrittore. Mi piace semplicemente entrare nella loro quotidianità per osservare le difficoltà che incontrano le quali, molto spesso, assomigliano alle mie. 

Questo per me è confortante e motivante.

Non posso mettermi al loro livello, e semplicemente non mi importa di farlo, ma riesco comunque cogliere le problematiche e le criticità di un mondo complesso e sempre in continua evoluzione rapportandole alle mie. Molti autori hanno fatto altri lavori mentre scrivevano i loro romanzi; altri scrivevano su un giornale o per la pubblicità, come accade anche oggi; ci sono autori che hanno fatto dei lavori completamente opposti alla scrittura prima di capire di dover mettersi scrivere (vedi Palahniuk, Bukowski o Cèline); c'è chi ama posti affollati per scrivere e chi invece ha bisogno di assoluto silenzio.

Il panorama è sterminato anche perché ci sono tante vite di autori ancora sepolte nell’ambito del privato, che solo gli storici del futuro potranno renderci noto.

C’è però qualcosa che li accomuna (non tutti gli autori ma una grande fetta): si destreggiano pur di scrivere.

Quale è la vostra routine prima di iniziare a scrivere?

Cosa cercate nei contenuti che parlano di scrittura e scrittori?

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